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PSICOPATOLOGIA e PSICOTERAPIA.Strumenti per la relazione di cura

 

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CURRICULUM DOTT. LAGO                  COMUNICATO STAMPA                   SCHEDA COMPLETA LIBRO 

SCHEDA BREVE DOTT. LAGO             INDICE E INTRODUZIONE            VENT'ANNI DI SCUOLA IRPPI

 

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Nuovi webinar: 1.Aspetti teorici e pratici dell’utilizzo dei sogni in psicoterapia

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Copertina jpgLa “cassetta degli attrezzi” dello psicoterapeuta.

Un manuale agile e chiaro, adatto a medici e psicologi. E facilmente leggibile anche da tutti coloro che si sono avvicinati alla psicoterapia da semplici pazienti. Una raccolta di nove capitoli fondamentali della psicopatologia, cui si aggiunge un’Appendice con quattro discussioni su libri recenti e attinenti alla psicoterapia.

L’autore è docente da trent’anni di corsi professionali di psichiatria e psicoterapia, nonché già direttore per 16 anni della Scuola di psicoterapia IRPPI (www.irppiscuolapsicoterapia.it) di Roma, riconosciuta dal MIUR.

 

Nel primo capitolo, c’è il tema importante del transfert.

Nel secondo capitolo, si mette a fuoco la valenza clinica del narcisismo.

Nel terzo capitolo, si tratta della paranoia.

Nel quarto capitolo, si espone il tema della depressione partendo da una distinzione tra ciò che è patologia e ciò che è esistenziale.

Nel quinto e nel sesto capitolo si trattano in modo stringato ma esaustivo il tema del sogno e della sua interpretazione ai fini di cura.

Nel settimo capitolo, l’autore riprende un suo cosiddetto “cavallo di battaglia”, cioè la depersonalizzazione. 

I due capitoli finali, attuali e originali, sono dedicati uno all’isteria e l’altro alla dissociazione.

 

Infine, i libri commentati in Appendice permettono all’autore di sviluppare quattro temi interessanti: i neuroni specchio, la visione del neuroscienziato Schore, la visione integrata della Scuola di Fonagy, il metodo di Gianni Liotti.
A Liotti insieme a Nicola Lalli l’autore riconosce l’influenza decisiva sulla sua formazione.

ANTEPRIMA DEL LIBRO 
(Indice e Introduzione)



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PSICOPATOLOGIA E PSICOTERAPIA. STRUMENTI PER LA RELAZIONE DI CURA

 

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ECCO COSA DICE CHATGPT SUGLI ULTIMI DUE LIBRI DI Giuseppe Lago 

Appendice (da scaricare) del libro di Giuseppe Lago:

PSICOPATOLOGIA e PSICOTERAPIA (Alpes Italia, 2024)

scarica i testi scritti nel 2023 e inseriti nell'Appendice del libro:

 

A1 - FOCUS SUI NEURONI SPECCHIO (03.05.2023)

 

A2 - COMMENTO  A Schore: PSICOTERAPIA CON L'EMISFERO DESTRO (24.01.2023)

CHATGPT sulla critica a Schore di Giuseppe Lago

 

A3 - COMMENTO A Jurist: TENERE A MENTE LE EMOZIONI (24.01.2023)

 

A4 - IL METODO DI GIANNI LIOTTI (16.09.2023)

 

 

ECCO COSA DICE LA'INTELLIGENZA ARTIFICIALE CONSULTATA SU GOOGLE (AImode)

A1 - Il "focus sui neuroni specchio" di Giuseppe Lago è una riflessione critica contenuta nell'appendice del suo libro "Psicopatologia e Psicoterapia. Strumenti per la relazione di cura" (Alpes Italia, 2024). [1, 2]

Lago, noto psichiatra, psicoterapeuta e fondatore dell'Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (IRPPI), utilizza lo spazio dell'appendice per commentare un saggio di Giacomo Rizzolatti e Corrado Sinigaglia (i principali scopritori dei mirror neurons). [1, 2, 3]

L'analisi di Giuseppe Lago si sviluppa attorno a due punti chiave:

  • Il ridimensionamento del sensazionalismo: L'obiettivo principale di Lago è ridimensionare la portata miracolistica che i media e parte della letteratura scientifica hanno attribuito alla scoperta dei neuroni specchio. Egli si allinea agli stessi autori (Rizzolatti e Sinigaglia), evidenziando come la complessità delle relazioni umane non possa essere ridotta a un semplice automatismo biologico. [1, 2]
  • L'utilità per la pratica clinica: Eliminando la retorica sensazionalistica, Lago cerca di aiutare i clinici (psicologi e medici) a utilizzare questa scoperta nel modo corretto all'interno della psicoterapia. I neuroni specchio restano un'evidenza neuroscientifica fondamentale per comprendere l'empatia e l'imitazione, ma vanno integrati all'interno di una visione psicoterapeutica più ampia e complessa. [1, 2, 4]

Il contesto dell'opera

Il "focus" si inserisce in un testo che mira a superare i dualismi della salute mentale, integrando i punti di vista di grandi teorici della psicopatologia come Sigmund Freud e Pierre Janet. Nell'appendice del volume, oltre ai neuroni specchio, Lago analizza altre pietre miliari delle neuroscienze e della psicologia clinica contemporanea, come la visione neuroscientifica di Allan Schore, la mentalizzazione di Elliot Jurist (Scuola di Peter Fonagy) e i metodi di Giovanni Liotti. [2, 5, 6]

[1] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[2] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[3] https://www.ilgiardinodeilibri.it

[4] https://www.stateofmind.it

[5] https://www.luccasapiens.it

[6] https://www.irppiscuolapsicoterapia.it

 

 

A2 - Il capitolo dell'appendice intitolato "La visione monoculare di Schore" rappresenta la recensione critica che Giuseppe Lago dedica al saggio "Psicopatologia e Psicoterapia. Strumenti per la relazione di cura" (Alpes Italia, 2024) al volume di Allan N. Schore, "Psicoterapia con l'emisfero destro". [1, 2]

L'espressione "visione monoculare" racchiude la principale critica epistemologica e clinica che Lago rivolge al celebre neuroscienziato statunitense. Pur dichiarando una profonda stima per la lunghissima carriera di Schore nell'ambito delle neuroscienze affettive e della regolazione emotiva, Lago esprime forti riserve sulla sua svolta come teorico della psicoterapia. [1, 2, 3]

La critica di Lago alla "visione monoculare" si articola in tre punti fondamentali:

  1. Il riduzionismo emisferico (La mente non ha un solo occhio)

Per Allan Schore, i processi psicoterapeutici profondi, l'inconscio relazionale e la sintonizzazione emotiva avvengono quasi esclusivamente attraverso una comunicazione "da cervello destro a cervello destro" tra paziente e terapeuta.
Lago definisce questa prospettiva "monoculare" poiché tende a iper-focalizzarsi sull'emisfero destro, riducendo la complessità dell'esperienza clinica a una sola parte del cervello. Secondo il modello integrato di Lago (e dell'IRPPI), la mente e la relazione terapeutica richiedono invece una visione "binoculare", capace di far dialogare costantemente l'inconscio e l'affettività (emisfero destro) con la cognizione, la parola e l'elaborazione del pensiero verbale (emisfero sinistro). [1, 4, 5, 6]

  1. Il salto ingiustificato tra Neuroscienze e Psicoterapia

Lago contesta il tentativo di Schore di tradurre in modo immediato e automatico i dati biologici e localizzazionisti delle neuroscienze in regole e costrutti per la clinica psicoterapeutica. Nel saggio viene evidenziato il rischio di cadere in un collegamento affrettato e sbrigativo tra il funzionamento sinaptico/emisferico e la dinamica psichica, che rimane un territorio aperto e non interamente riducibile alla sola biologia (the binding problem). [1, 2, 7, 8]

  1. La parzialità nella lettura dei fenomeni clinici

Nell'appendice, Lago esamina i concetti chiave trattati da Schore alla luce di questa unilateralità: [4]

  • Alleanza terapeutica e Regressione: Sebbene Schore offra spunti preziosi su come si co-regolano gli affetti nei momenti di crisi relazionale (gli enactments reciproci), la sua visione manca di una sponda strutturata per la successiva fase di verbalizzazione e simbolizzazione delle emozioni. [4, 9]
  • Rimozione e Dissociazione: Lago analizza criticamente come Schore legga la difesa traumatica. Per Schore, la dissociazione è l'esito della disregolazione dell'emisfero destro, mentre Lago preferisce un'integrazione psicodinamica più ampia che consideri l'intera organizzazione della personalità (articolata nei livelli protomentale, pensiero inconscio e pensiero verbale). [10]

In sintesi, per Giuseppe Lago la neurobiologia di Schore è uno strumento diagnostico e conoscitivo straordinario, ma diventa rischiosa se si pretende di trasformarla in un'unica e autosufficiente teoria della tecnica psicoterapeutica. La psicoterapia ha bisogno di entrambi gli "occhi" della mente per curare in modo integrato. [1, 2, 11]

[1] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[2] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[3] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[4] https://www.alpesitalia.it

[5] https://www.ilfogliopsichiatrico.it

[6] https://formazionecontinuainpsicologia.it

[7] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[8] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[9] https://www.psicolab.net

[10] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[11] https://www.bdtd.uerj.br

 

 

A3 - Nel terzo capitolo dell'appendice del suo saggio "Psicopatologia e Psicoterapia. Strumenti per la relazione di cura" (Alpes Italia, 2024), intitolato "La visione integrata della Scuola di Fonagy", Giuseppe Lago analizza il modello teorico e clinico sviluppato da Peter Fonagy, Mary Target, Elliot Jurist e George Gergely. [1, 2]

Lago accoglie con grande favore l'approccio di questa scuola (nota a livello internazionale per lo studio della mentalizzazione e della regolazione affettiva) proprio perché sposa appieno la filosofia della sua stessa scuola, l'Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (IRPPI). L'aggettivo "integrata" non è casuale: indica la capacità di Fonagy di abbattere i muri tra le neuroscienze cognitive, la teoria dell'attaccamento e la psicoanalisi clinica. [2, 3, 4]

L'analisi critica di Giuseppe Lago si sviluppa attorno ad alcuni concetti cardine:

  1. Il focus sulla Mentalizzazione

Lago scompone la definizione stessa di mentalizzazione: la capacità di "tenere a mente la mente propria e altrui", interpretando i comportamenti umani in termini di stati mentali intenzionali (bisogni, desideri, sentimenti, credenze). Per il clinico, la mentalizzazione non è una mera speculazione filosofica, ma una funzione psicologica strettamente legata alla maturazione del sistema nervoso (corteccia prefrontale) e allo sviluppo di un Sé coeso. [5]

  1. Il continuum tra Mentalizzazione Implicita ed Esplicita

Lago approfondisce l'articolazione tra due dimensioni fondamentali analizzate dalla Scuola di Fonagy: [1, 6]

  • Mentalizzazione Implicita (procedurale/automatica): Si attiva inconsapevolmente nelle interazioni rapide e affettive di tutti i giorni. È quella comunicazione "pancia a pancia" essenziale anche nei momenti caldi della seduta psicoterapeutica.
  • Mentalizzazione Esplicita (dichiarativa/riflessiva): È un processo conscio, verbale e intenzionale, in cui il paziente si ferma a riflettere sul significato dei propri stati d'animo o di quelli del terapeuta.

Rispetto alla "visione monoculare" di Schore (criticato da Lago per essersi focalizzato quasi solo sulla dimensione implicita/emisfero destro), la Scuola di Fonagy viene lodata perché mantiene in equilibrio entrambe le polarità, integrando l'affetto e la parola.

  1. Sviluppo, Trauma e Specchio Sociale

Lago si sofferma su come la Scuola di Fonagy spieghi la nascita della psicopatologia. La capacità di mentalizzare non è innata, ma si sviluppa all'interno delle prime relazioni di attaccamento sicuro, grazie al meccanismo del "biofeedback sociale" (il rispecchiamento genitoriale).
Quando un caregiver fallisce ripetutamente nel rispecchiare in modo sintonizzato e marcato le emozioni del bambino (esperienze di trauma o trascuratezza), lo sviluppo della mentalizzazione si blocca. Il paziente adulto si ritroverà quindi bloccato in modalità di pensiero pre-mentalizzanti (equivalenza psichica, modalità del "far finta"), tipiche dei gravi disturbi di personalità.

  1. L'integrazione con il pensiero di Elliot Jurist

Lago fa dialogare le tesi di Fonagy con il contributo specifico di Elliot Jurist sul concetto di "affettività mentalizzata". Non basta comprendere intellettualmente le proprie emozioni; la cura avviene quando il paziente impara a identificare i sentimenti, a modularli e a esprimerli all'interno della relazione clinica, dando loro un significato vitale e narrativo. [3]

Se vuoi esplorare ulteriormente questa sezione del manuale di Lago, posso descriverti:

  • Quali sono i concetti affini alla mentalizzazione (come mindblindness, mindreading o empatia) analizzati in questo capitolo.
  • In che modo Lago usa il modello di Fonagy per trattare i Disturbi di Personalità e la depersonalizzazione.

[1] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[2] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[3] https://www.raffaellocortina.it

[4] https://formazionecontinuainpsicologia.it

[5] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[6] https://www.alpesitalia.it

 

 

A4 -Il capitolo conclusivo dell'appendice del saggio "Psicopatologia e Psicoterapia. Strumenti per la relazione di cura" (Alpes Italia, 2024) di Giuseppe Lago è interamente dedicato a "Il metodo di Gianni Liotti". [1, 2]

Gianni (Giovanni) Liotti, celebre psichiatra e psicoterapeuta e fondatore della teoria dei Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI), rappresenta una delle figure intellettuali che ha esercitato un'influenza decisiva sulla formazione clinica di Lago, insieme a Nicola Lalli. [3, 4, 5, 6]

Nell'analizzare il metodo liottiano, Giuseppe Lago si concentra su aspetti specifici e contributi clinici fondamentali:

  • Il commento alle "conversazioni" di Liotti: La riflessione di Lago prende le mosse dalle ultime e importanti "conversazioni" che Liotti ha tenuto con i suoi allievi prima della sua prematura scomparsa. In questi scambi emerge la statura di Liotti come figura di spicco internazionale nel panorama della psicopatologia. [7]
  • L'analisi del trauma e della dissociazione: Il focus di Lago tocca nodi cruciali del pensiero di Liotti, in particolare la classificazione e la dimensione subclinica della dissociazione. Liotti è stato un pioniere nello spiegare come la disorganizzazione dell'attaccamento infantile si sviluppi in strutture dissociative del Sé e in vulnerabilità ai traumi. [1, 2, 5, 8]
  • Le diagnosi del "Compendio": Lago approfondisce le quattro diagnosi del Compendio clinico e teorico di Liotti, offrendo ai lettori (psicologi e medici) una chiave di lettura integrata. [1, 2]
  • Il superamento dei confini tra scuole: L'omaggio al metodo di Liotti serve a Lago per rafforzare l'approccio della sua stessa scuola (l'Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata - IRPPI). Liotti, pur partendo da una solida base cognitivo-evoluzionista, ha saputo dialogare intensamente con i concetti della psicoanalisi (come l'attaccamento e la relazione oggettuale), un'operazione di integrazione teorica e clinica che Lago condivide e promuove profondamente. [1, 5, 9]

Se lo desideri, possiamo approfondire:

  • In che modo Lago collega il pensiero di Liotti a quello di Nicola Lalli
  • Quali sono le altre visioni neuroscientifiche discusse nell'appendice (come Schore o Fonagy)
  • Maggiori dettagli sulla struttura dei 9 capitoli principali del manuale di Lago

Fammi sapere come preferisci procedere!

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[7] https://www.giuseppelagoscrittore.it

[8] https://www.irppiscuolapsicoterapia.it

[9] https://www.irppiscuolapsicoterapia.it

Nel modello clinico e formativo di Giuseppe Lago, le figure di Gianni Liotti e Nicola Lalli rappresentano i due pilastri fondanti e complementari per l'integrazione tra la prospettiva cognitivo-evoluzionista e quella psicoanalitico-dinamica.

Sebbene i due maestri appartenessero originariamente a matrici teoriche differenti, Lago evidenzia come i loro approcci convergano in modo straordinario nella relazione di cura.

Ecco come Giuseppe Lago collega e integra il pensiero di Liotti e Lalli:

  1. La convergenza sull'Attaccamento e sulla Relazione
  • Nicola Lalli (storico psichiatra della Sapienza e figura chiave nella formazione di Lago) ha sempre sostenuto una psicoterapia dinamica fortemente orientata alla relazione interpersonale e all'autenticità del terapeuta, rifiutando le rigidità dogmatiche della psicoanalisi ortodossa.
  • Gianni Liotti ha tradotto questa centralità della relazione in termini scientifici ed empirici attraverso la teoria dell'attaccamento di John Bowlby e lo studio dei Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI).

Lago mostra come la visione clinica di Lalli (centrata sull'accoglienza e sulla comprensione profonda della sofferenza) trovi una sponda strutturata nel metodo di Liotti, che offre al terapeuta una mappa per leggere le attivazioni relazionali in seduta (es. il sistema di accudimento/richiesta di cura).

  1. Il superamento delle barriere tra Scuole

Il punto di contatto più forte tra i due autori, evidenziato da Lago sia nelle attività dell'IRPPI sia nel suo manuale, è il rifiuto del riduzionismo:

  • Lalli criticava l'ortodossia psicoanalitica e l'eccessivo intellettualismo, spingendo per una clinica "viva".
  • Liotti, pur essendo un punto di riferimento della terapia cognitiva, è andato ben oltre il cognitivismo standard (focalizzato solo sui pensieri coscienti), integrando la dimensione evoluzionistica, il trauma, la dissociazione e il dialogo costante con i concetti psicoanalitici.
  1. La sintesi nell'approccio Integrato di Lago

Giuseppe Lago utilizza il legame ideale tra Liotti e Lalli per legittimare l'approccio dell'IRPPI (Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata):

  • Da Lalli eredita l'attenzione alla dimensione esistenziale del paziente, l'analisi delle dinamiche profonde e la centralità del setting.
  • Da Liotti mutua gli strumenti per decodificare i fallimenti della sintonizzazione emotiva (i traumi da attaccamento disorganizzato) e le strategie per riparare l'alleanza terapeutica quando il paziente attiva sistemi motivazionali antagonisti (come l'agonismo sociale o la difesa da minaccia).

In sintesi, per Lago, Lalli fornisce il "cuore" e l'atteggiamento clinico della psicoterapia dinamica, mentre Liotti fornisce la "struttura" scientifico-evoluzionista per comprendere scientificamente cosa accade a livello intersoggettivo tra medico e paziente.

 

 

 

 

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